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Non è per questo, certo.

Non è per questo, certo. Non posso avere paura di una cosa così. Eppure, non ci posso fare niente.
Eccolo lì, che mi guarda fiero. Sa benissimo che non troverò mai il coraggio sfidarlo, e ne gode.
Maledetto Luna Park. Maledetti giochi infernali.
Lo so, farò una figuraccia. Rideranno tutti. Oppure faranno finta di niente, pensando "però, che pena…".
AAAAHH! Che rabbia!

I bambini corrono intorno a me. Le madri mi guardano strano. Coppie si abbracciano, si baciano, ed io sono qui, fermo, immobile, da almeno mezz'ora sto guardando questa giostra e non mi decido a salirci.
Che diamine, sono stufo.
Basta. Non mi piace questo posto, non mi piace la gente, non mi piaccio io. Me ne torno a casa. Non mi importa se poi sarò lo zimbello del gruppo, non mi importa se tutti mi guarderanno, se gli farò pena: io alle mie paure ci tengo, e non le voglio vincere. Mi sta bene così.
Ciao, maledetti!

Ecco, cammino, me ne vado.
Ma che ci fa tutta questa gente nella mia città? Bah, sarebbe meglio se stessero un po' tutti per i fatti loro, a casa.
Così non va. Mi togliete l'ossigeno sapete? E già ce n'è poco, con queste storie dello smog, del buco nell'ozono, dei poveri, dello sviluppo insostenibile, ecc.ecc.
Autodistruzione come aiuto per il pianeta. L'ho letto da qualche parte su internet. Come ho letto che se in tutto il mondo la povertà non esistesse più, ci vorrebbero non so quanti pianeti per contenere l'enorme massa di rifiuti che si creerebbe.
Bah.

Eccoci qua. Mi chiudo la porta alle spalle, sbatte.
Via il giubbetto, via le scarpe. Ho fame, apro una scatoletta di tonno, taglio i pomodori.
Musica in sottofondo: 'robot', tatu.
Driinnn……….Driinnn……….
Sempre all'ora di pranzo. Sempre quando non ho voglia di rispondere. Sono stanco, deluso dalla mia pessima figura alle giostre, demotivato fino all'inverosimile, vorrei buttarlo dalla finestra, 'sto telefono.
"Sìììììì?" faccio io, mellifluo.
"Giorgio?" fa lei, gentile.
"Esattamente ciao come va tutto a posto tutto bene come mai chiami a quest'ora?" e tutte le menate del caso senza sosta mi escono dalla bocca, così, quasi per caso.
Non ho neanche capito chi sia, parlo ma non sento, ascolto e non capisco, è lo stomaco che comanda: ho fame.
Chiudo il telefono dopo un po', avrò detto qualcosa di scemo di sicuro, neanche me lo ricordo più. Ripeto: non ho neanche idea di chi ci fosse, dall'altra parte della cornetta.
Aaaaaaahhhhh!! Ma perché sono sempre così scocciato?
Digerisco male, mangio troppo. Meglio cominciare subito a lavorare. No, anzi, prima una bella dormita davanti alla tv. C'è Doraemon, non posso perderlo. In realtà è una videocassetta, ma non posso perderlo lo stesso.
Mi va bene così. Almeno mi distraggo un po'.
Poi quella tastiera la odio, può aspettare, mi si èanche rotta la barra spaziatrice, micontinuanoauscirefuoriparolesenzalospazioadividerle,colrisultatochepoinoncisicapiscenulla.
Sarà meglio aggiustarla, credo.

Pubblicato il 24/5/2003 alle 15.11 nella rubrica storie.

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